Efrem Sabatti - Psicologo a Brescia

Efrem Sabatti - Psicologo a Brescia

Compulsioni


Compulsioni

Dal punto di vista logico, osservare una persona che si lava e rilava continuamente le mani ogni volta che si nomina la parola



 “sporcizia” può sembrare insensato. Altrettanto curioso può apparire agli occhi di un osservatore una persona che, nonostante ha appena chiuso la porta a chiave, deve ripetere per un numero preciso di volte lo stesso rituale. E cosa dire del nostro vicino di casa che cammina evitando accuratamente le fessure tra le mattonelle? O che prima di iniziare a lavorare deve eseguire un complesso rituale scaramantico?  Dal punto di vista logico, tutti questi comportamenti appaiono completamente insensati e, in molti casi è la persona stessa che li mette in atto, ad essere d’accordo sulla assurdità di tali condotte. Nonostante ciò però tali comportamenti appaiono inevitabili, irrefrenabili  e rituali. La presenza di queste tre caratteristiche ci permette di poter definire queste azioni “compulsive”. L’elemento disarmante di queste azioni compulsive è l’apparente logicità che sta alla base di molte tra le situazioni compulsive più comuni e che fa rendere conto che spesso, non si tratta che di risposte razionali o di sana prevenzione che, portate allo stremo, si trasformano in autentiche prigioni che limitano la vita delle persone. È il caso ad esempio del “buon comportamento” di mantenere la casa in uno stato di pulizia ed igiene che, quando si irrigidisce e si estremizza, si trasforma nell’assoluto terrore di qualunque potenziale germe, virus, batterio, con l’effetto di condannare la persona a pulire continuamente e a vivere il momento di pulizia totale con un terrore progressivamente crescente, per quando la casa ricomincerà a sporcarsi. Altri comportamenti compulsivi nascono da azioni scaramantiche e di superstizione, che per il semplice fatto di ripetersi, prendono la forma di un rituale e, in quanto rituale, necessario. Ciascuno di noi ha i propri rituali scaramantici preventivi o propiziatori (facciamo gli scongiuri toccando parti del corpo che in maniera abbastanza improbabile possono avere una qualche influenza sull’evitamento di una disgrazia). Eppure non costa nulla e quindi si fa in modo quasi automatico. Come per molti aspetti della vita però, “è la dose che fa il veleno” ed ecco che, lo stesso rituale, ripetuto in modo continuato, diviene realmente importante, al punto tale da non permettere più alla persona di sentirsi serena se non lo mette in pratica. Come se realmente quell’azione avesse il potere di influenzare una serie di eventi scollegati tra loro, i comportamenti compulsivi diventano irrinunciabili. Tragicomica è la sequenza de “il secondo tragico Fantozzi” quando il nostro anti “eroe” accompagna un grande dirigente della sua Ditta a giocare al Casinò ed inevitabilmente paga a proprie spese il prezzo dei rituali compulsivi dei giocatori d’azzardo. Infatti, ogni volta che vince, Fantozzi si trova nelle situazioni più terribili (riceve un pestone e deve sottoporsi alla tortura di ricevere continui altri pestoni, beve dell’acqua frizzante e viene obbligato a bere 4 casse di acqua, ecc… nel semplice tentativo scaramantico di influenzare la sorte). Quale che sia il rituale, dopo un po’ è il rituale che prende il possesso della persona. Per citare una meravigliosa e immortale frase de “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, parlando di alcolismo il grande indiamo dice “Ogni volta che portava la bottiglia alla bocca non era lui che beveva, era la bottiglia che gli beveva il cervello".



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